me

Jacopo, aka Jappy, aka Gep, aka altri soprannomi ancora. Non importa come mi chiamate, quello che conta è che mi chiamiate. Nato a mezzanotte e trentadue di un 24 maggio, classe '89. Il Piave mormorava, e qualche ora più tardi, il milan avrebbe alzato la sua quarta Coppa dei Campioni. Più '80 che '90, più coerente che modaiolo, più idealista e sognatore, che pratico e materialista. Sempre al centro dell'attenzione, in un modo o nell'altro. Stronzo. Senza peli sulla lingua. Quello che ho da dire te lo dico in faccia senza tanti complimenti. Credo nell'impegno, politico o sociale che sia. Non sono affidabile sotto alcuni punti vista, ma so esserlo quando ci sono in ballo le cose che mi appassionano o interessano. Fedele? Mai. Provocatore? Sempre. GiocoGiocoGioco.

Dicono di lui:
"Io lo so come sei... Tu le fai soffrire tutte"
"Non è uno che passa inosservato..."
"A volte è di un saccente..."
"Inospportabile"

Dice di sè:
Io non sono nessuno.
Non rido di te. Rido Con te.
Guardati alle spalle.
Quello che era tuo... Ora è già mio.

I've done

Diplomato al liceo classico.
Iscritto ad ingegneria informatica.
Politico a tempo perso.

I like

Scrivere, parlare, pensare. I miei migliori amici. Doc. House. Gossip Girl. Il Cuba Libre. Le serate in cui si beve per divertirsi. Dormire poco. Giocare, come i bambini. Ridere. Portare maschere.Carpe diem.Le serate culturali. Le serate che finiscono bene. Quelle che finscono in modi che è meglio non raccontare

I hate

La Tele e i suoi programmi di merda.I Razzisiti. Gli ipocriti. Non poter sentire gli odori. La noia, perchè uccide. Rimanere fermi in un punto troppo a lungo. Non fare movimento fisico. Quando mi infortuno. Non poter risolvere le situazioni. Non capire le persone.Litigare. Le serate di piattume. Le serate in cui ci si incazza per nulla.

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Made by: Jappy
Pic ©: Jappy
Html & Layout ©:Jappy
Parole: Flogging Molly, "If I leave this world alive"
Special thanks to: Gloriapuffo

Beyond the sea...


Beyond the sea

Ho visto il mare.

Una distesa infinita di ombre e di blu,

che bacia l'orizzonte notturno,

che si tuffa in esso, che vive con esso.

L'ho visto dormiente,

sotto la pallida luce delle stelle,

intimidite dalla sua potenza,

che brillano di meno al suo cospetto.

 

 

Ho toccato il mare.

L'ho toccato come si tocca un'amante focosa,

l'ho sentito palpitare al mio tocco,

le mie calde dita avvolte dal suo freddo bacio.

Ho accarezzato il sale,

bruciante e al contempo rigenerante,

portatore di vita,

custode di segreti profondi e di mondi scomparsi.

 

 

Ho sentito il mare.

Ho ascoltato le onde infrante

contro la chiglia,

sussurrarmi parole lontane e consolatorie.

Mi ha parlato di terre lontane,

di vite vissute e di amori divisi,

di famiglie spezzate e di uomini coraggiosi,

mi ha parlato di mondi diversi.

 

 

Ho visto la luna.

dell'oceano unica sposa,

riflette sulle onde una strada di luce,

come composta da mille lanterne.

Ho seguito quella strada,

fatta per me e per me solo,

viaggiatore di sogni infranti,

fino alla fine dell'alba.


(Jacopo, 31/07/09)


Ps: La foto è per gentile concessione di wwwshamandalie.splinder.com

Scritto da Jappy il 18/08/2009 alle 01:39

riflessioni profonde, me e dintorni, effimera dolcezza
commenti (2)


Mentre tutto cambia...


Ci sono notti che non hai idea. Notti in cui la gente si sbronza. Per colpa tua. Per colpa mia.
Ci sono notti che non si può vedere piangere. Notti in cui le lacrime scaldano il petto. Per colpa tua. Per colpa mia.
Ci sono notti che non capisci. Notti in cui una canzone fa male quanto un pugno. Per colpa tua. Per colpa mia.
Ci sono notti che hanno troppe parole. Notti in cui parlare stringe il cuore. Per colpa tua. Per colpa mia.
Ci sono notti che non conosci. Notti in cui si dicono cose troppo importanti per essere dimenticate. Per colpa tua. Per colpa mia.
Ci sono notti che...


Fermati un attimo non è il momento
di ragionare su che sarà un giorno

non puoi pensare che poi sarà peggio
e non pensare che non me ne accorgo

Anche se a volte mi uccidi l’umore
probabilmente è per non scivolare
anche se a volte non sai come fare
non è abbastanza per farmi scappare

Mi sembra chiaro che posso sbagliare
non c’è un passato da non perdonare
non c’è una frase che non fa pensare
non c’è nessuno che deve cambiare
mentre tutto cambia!

Notti ad aspettare qui
notti che più belle di così
non si vedono nei film
o no..
Notti ad aspettare qui
notti che più belle di così
non si vedono nei film
o no..

Le mie parole non hanno più voce
alla finestra è rimasta la luna
e questa dolce atmosfera d’estate
mi fa capire che non dormirò
mentre tutto cambia!

Notti ad aspettare qui
notti che più belle di così
non si vedono nei film
o no..
Notti ad aspettare qui
notti che più belle di così
non si vedono nei film
o no..

(Bea)Elena ascolta non è il momento
di ragionare su che sarà un giorno
non puoi pensare che poi sarà peggio
e non pensare che non me ne accorgo

[Mentre tutto cambia - Matrioska]

Scritto da Jappy il 27/07/2009 alle 02:30


commenti (1)


What kind of problem have you?


Quindici giorni? Venti?
Questo è quanto è passato dall'ultimo intervento. Poco male, ma mi fa incazzare non riuscire a trovare un po' di tempo per buttare giù tutto quello che la mia mente riesce a partorire che sia degno di nota.
E'... Strano.
Gli esami si affollano come bagnanti sul bagnasciuga alle 10 di mattina del 15 agosto, quando l'acqua azzurra e calma comincia a diventare abbastanza calda anche per i più freddolosi.
La voglia di studiare invece è pari alle persone in una Milano qualsiasi sempre nello stesso giorno citato prima. Pressocchè zero.
E mi trovo alle 3 a scrivere. Senza sapere bene dove andare a parare, perchè ovviamente, quando trovi il tempo per buttare giù quattro righe, di quelle idee degne di nota di cui sopra nemmeno l'ombra.

La verità è che avrei anche argomenti, ma non riesco a cavarci un ragno dal buco.
Potrei parlare degli avvenimenti recenti della politica locale: Saronno unica città in tutta Italia a non sapere ancora se avrà un sindaco da qui a 24 ore. Sto prendendo incazzature colossali per questo. Ma come si suol dire, c'est la vie.

In realtà una cosa di cui parlare ce l'avrei anche, perchè c'è un pensiero particolare che continua a tornare. Come quei sogni premonitori, ecco. Solo che il mio è ad occhi aperti, e più che avvertirmi di qualcosa che accadrà sembra prendermi per le orecchie per quello che è già successo.
Il tema è l'amicizia.
Qualche giorno fa qualcuno mi ha detto: "Ehi, beato te che hai tanti amici" Al che la mia risposta è stata: "I veri amici si contano sulle dita di una mano". Non mi ricordo nemmeno con chi stavo parlando. Tralasciando la banalità della mia risposta, mi fermo a riflettere. Ma davvero sono così tanti? Ma ce ne sono?
Facendo due rapidi conti: otto sono le persone con cui posso dire di avere il maggior numero di rapporti. Con tre di loro ho un rapporto troppo superficiale per essere definito Amicizia (notare la "A"). Un altro, si beh, lui lo conosco da più tempo... Ma su quante cose siamo diversi? Su quante cose litighiamo? Quante sono le cose che non sopporto di lui?
Il quinto... Forse non è mai stato nemmeno mio amico. Forse è solo "uno sporco opportunista che esce con noi perchè non ha nessun altro" (non sono parole mie, anche se sono stato il primo ad esprimere questo pensiero).
La sesta beh.. E' mia amica. Anzi, lo era. Adesso solo Dio sa cos'è diventata. E va bene così, sia chiaro.
Ne restano due: uno l'ho inserito nella lista, anche se è sparito. Completamente. Dovrei mettere un annuncio a chi l'ha visto. Ma è anche soprattutto colpa mia. Ho cominciato io a farmi odiare, e poi la sua situazione ha concluso il lavoro.
Ne resta uno. Beh, lui c'è, meno male. Uno. Uno su tutte le centinaia di persone che conosco. Ma quanto ci metterò a farmi mandare affanculo anche da lui?
La verità è che un rapporto di amicizia si costruisce in due. Forse non sono capace di mantenere una situazione del genere. Dai, guardiamo in faccia la realtà: io sono la classica persona che arriva ad una festa (possibilmente senza invito), lo lasciano passare perchè conosce il festeggiato o uno degli organizzatori, e quando entra mille strette di mani, mille pacche sulle spalle, e nessuna conversazione che vada oltre il: "Come butta?".
Probabilmente sono io che sbaglio metodo, che mi concentro sulle cose sbagliate, sugli aspetti meno portanti dell'amicizia. O magari è solo una questione di persone. Non ho ancora trovato "quelle giuste", come per le ragazze, no?!
Quante stronzate.
Se c'è una formula, una ricetta, un modo per costruire l'amicizia perfetta, la/lo voglio. Sono disposto a pagarlo a peso d'oro. Potrei vendere persino un rene.
In realtà, mi basterebbe tornare indietro di un paio d'anni e mezzo.

Quando per raggiungere il Nirvana bastavano due Fumè e due Guinness.

Scritto da Jappy il 04/07/2009 alle 03:50

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Let's ROCK!


Ore di coda sotto il sole, tra panini, lattine di birra, fumo e coretti di vario genere.
La gente che si accalca all'ingresso.
Il familiare odore di canapa nell'aria.
Le persone che non conosci ma che sono lì come te, esattamente come te, sono te.
Conversare con quegli sconosciuti, rinconoscersi in loro.
Lo scorrere del tempo scandito dalla luce che tramonta.
L'attesa, l'arrivo, le urla.
La musica.
Quando attaccano le prime note, non importa più chi sei, cosa sei e se vivi piano di soldi o in una bettola schifosa.
Sei lì, sei vivo. E tra sudore, pogo, ballo, ritmo, ti annulli, non esisti più. Diventi tutt'uno con la massa di teste sotto al palco, venute da chissà dove e chissà come solo per seguire una passione, un sogno, un'idea.
Senti i brividi nel corpo, nella mente. E' l'adrenalina che sale, il cuore che pompa al cervello. Il diaframma che trema per la potenza delle casse, il mondo gira. I fari diventano il tuo sole, la musica il tuo mondo.
Sei diverso, trasformato, cambiato, non sei più lì dov'eri prima.

Sei vivo.


J.

Scritto da Jappy il 16/06/2009 alle 02:17

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La felicità è reale solo se condivisa...



"Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto in un giardino dove gli altri ballano al ritmo di una musichetta insulsa e decisiva che fa da colla di pesce per una faccia che si appunta di spilli sul diaframma del petto."

(Erri De Luca - Tu, mio.)



Avevo centinaia, migliaia, di parole per commentare questo intervento. Poi l'ho riletto. E ho pensato che non serve rovinare un periodo così bello in altri modi. Sono stato dieci minuti buoni a guardare tutto quello che avevo scritto, l'ho selezionato in toto, e l'ho cancellato.
Lascio solo questa frase, mia, in calce:





Perchè, sotto sotto, l'amore non è nient'altro che la ricerca nell'altro di una verità che da soli non riusciamo a comprendere.



J.

Scritto da Jappy il 10/06/2009 alle 02:39

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E sono venti...


Bene, questo intervento l'avrei dovuto scrivere ieri, ma mio padre ha fatto una bella sfuriata, lasciandomi le parole a metà tra una battuta e l'altra, incastrate sotto i polpastrelli. Così ve lo riporto qui, più o meno.

Vent'anni.
Vent'anni e mi guardo allo specchio.
E non mi vedo. L'immagine riflessa è quella di un altro. Di un universitario con le occhaie, politicamente e socialmente impegnato, con strani segni su collo e spalle che non andranno mai via. Non sono io, non posso esserlo.
Non sono io quello che guida l'auto.
Non sono io quello che appende manifesti.
Non sono io quello fa strani discorsi sul futuro.
Non sono neppure io quello che affronta i problemi con una leggerezza impressionante.

Io sono il fancazzista, il deficiente, quello che si dimentica i nomi delle persone -di tutte, anche quelle che, beh, insomma, si fa fatica a dimenticarsele-, quello che fa battute pessime, quello che pensa che l'amore non esista, che sia solo una grade cazzata da dire ad una persona per farla stare meglio.


Ma cosa è cambiato? Dove sono scappato, dove si è nascosta quell'immagine che fino all'altro ieri mi calzava così a pennello? Adesso che di fronte al vetro scruto il viola sotto gli occhi mi sembra di essere un bambino che, appena entrato nell'adolescenza, si ritrova a vestire gli abiti dismessi del fratello maggiore, con il risultato che ci sembra caduto dentro. Davvero, ancora non capisco (per dirla alla Ronald Weasley): Chi sei tu? E che ne hai fatto del vecchio Gep?


J.


Ps. questo intervento non ha segni di nessun genere, a parte quella frase in corsivo. Ho voluto così.

Scritto da Jappy il 29/05/2009 alle 02:19

riflessioni profonde, me e dintorni, delirante follia
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Insomnia...


7 giorni.
Mi sento molto la bambina spastica di The Ring.
Morirete tutti! Bwahahahah!
Ok, incipit assolutamente inutile e demenziale per intervento ancora più inutile e ancora più demenziale.
Albeggia u_u
Proprio una gran cosa, visto che sono stato sveglio tutta la notte -.-' E tra 4 ore uni! Ollèèèèè! XD
Comunque son qui per comunicare 2 cose al mondo:
Primo: la voce di Dio è scesa su tutti noi. Era un rutto.
Secondo: la mia voce è scesa su tutti voi. Era un rutto.
Completate voi il sillogismo aristotelico u_u
Ok, non faceva ridere nemmeno ad un geco morto. Passiamo alle cose serie. E' bello andare al cinema da soli. Cioè, magari è meglio andarci in compagnia, ma anche da soli ha il suo fascino. Non hai nessuno che ti rompe le scatole con commenti stupidi o battute idiote. Sì, d'accordo, magari non avrai nemmeno nessuno con cui commentare la pellicola dopo averla vista, ma nella vita non si può volere tutto!
Punto nume due: Dan Brown scrive come un ragazzino delle superiori. E non scherzo. Angeli e Demoni avrei potuto scriverlo io in prima liceo classico, se parliamo solo dal punto di vista stilistico e formale u.u Uno schifo di libro. La trama c'è, regge appena appena, anche se a parer mio crolla rovinosamente nel finale. Peccato. Riprovaci ancora Dan. Anzi, forse, visto che ci ha già tediato con 4 dei suoi "meravigliosi" capolavori, possiamo dire che è meglio se non ci prova più.
Meno male che c'è ancora qualcuno di buono, in giro per il mondo.
Naturalmente parlo di Nick Hornby *__*
Quell'uomo è geniale, mi sono bastate 3 pagine di "Tutto per una ragazza" e di "Non buttiamoci giù" leggiucchiate qua e là nella libreria del multisala, per farmi tornare il buonumore.
Bene, direi che ho sproloquiato abbastanza per oggi.
Adieau!


J.

Scritto da Jappy il 20/05/2009 alle 05:47

me e dintorni, delirante follia
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Perchè noi, in fondo in fondo, sappiamo davvero cos'è l'amore...


"Sembra quasi che se metti la musica (E i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi altra cosa che procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio, e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finchè non va tutto a rotoli e dovrai ricominciare da capo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d'animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida."
(Nick Hornby - Alta fedeltà)



Questa è probabilmente è il periodo più bello di tutto il libro. E non scherzo. La cosa tremenda è che è esattamente, precisamente fottutamente vera. Vera a tal punto da fermarti a rileggerla qualcosa come 4 volte. Stronza, perchè guardi indietro la tua vita, e ti accorgi che hai passato 2 anni a vivere esattamente in quel modo. Nè più, nè meno. E la pensi esattamente così.
Cazzo.
Del resto è così. Noi siamo romantici, ma di quelli autentici. Non quei fricchettoni sdolcinati che passeggiano mano nella mano lungo le strade, tutti coccole ed effusioni, parlando guardandosi negli occhi con quell'aria da rincoglionito all'ultimo stadio. No, noi siamo romantici solo nella misura in cui il mondo accetta la nostra esistenza. Prendiamo un ricordo, una sensazione, un'emozione e la esasperiamo, la torturiamo, continuiamo a giocherellarci nella nostra testa finchè non diventa semplicemente troppo grossa perchè possiamo continuare a tenercela dentro. Ed è allora che esce tutta d'un colpo, come sparata da un bazooka.
Siamo lampadine montate su lampadari troppo potenti: appena vengono accese fanno una luce fortissima e un secondo dopo "PUM!", saltano per aria.
Il nostro romanticismo è agrodolce, come quando ti tagli un dito pulendo la verdura: da una parte sei disgustato dal dolore, dall'altra resti incantato a succhiarti il sangue (per quelli a cui piace. A me, personalmente, piace).
Del resto è a questo che siamo abituati. Siamo cresciuti in questo modo, sempre con questi contrasti, nati in un mondo che non sembra volerci, stimarci, che farebbe benissimo a meno di noi, eppure ci coccola e ci vizia in modi sempre più assurdi.
"Siamo i figli di mezzo della storia" Recitava Brad Pitt in Fight Club.
Un tempo si viveva per amare. Noi, qui e ora, amiamo solo ed esclusivamente per sopravvivere.

J.

Scritto da Jappy il 13/05/2009 alle 15:21

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The Bitch Is Back...


Questa è la mia vita
Se ho bisogno te lo dico
Sono io che guido
Io che vado fuori strada
Sempre io che pago
Non è mai successo
Che pagassero per me
Questa è la mia vita
Se entri chiedimi il permesso
(Questa è la mia vita - Luciano Ligabue)


Questo intervento è per te, anche se non lo leggerai mai. Del resto, non sai nemmeno dell'esistenza di questo blog (Quante cose che non sai, eh?!). Magari qualcuno leggerà queste poche parole e verrà a riferirtele. Del resto come dici tu "tutto il Legnan parla di te".
Bene, son contento. Che parli pure, io ho detto fin troppo. Sinceramente, dopo la tua bella uscita di oggi mi sono stancanto di buttare fiato. Scrivo su carta solo per allontanare i soliti pensieri molesti che non mi fanno dormire.
Sinceramente non ho capito il tuo bello sfogo di oggi. La gente ti pianta per la prima volta un "NO" davanti al muso, perchè non è sempre a tuo esclusivo uso e consumo, e tu tiri in ballo fregnacce assurde e del tutto prive di senso. Oltretutto con una faccia di bronzo da paura.
Mi chiami opportunista, quando sai benissimo che sono sempre stato pronto a sorreggerti, a consolarti, a consigliarti, senza mai pretendere nulla in cambio o senza mai forzarti. Inoltre, vengo poi a scoprire che hai affermato: "Ma tanto Jacopo c'è sempre stato, tutte le volte che mi sono allontanata, lui è tornato sempre" (sì, cara, io e certa gente siamo dotati di parola e ci parliamo tra di noi).
A casa mia questa si chiama ingratitudine.
Ti sei appellata a scuse assurde, prive persino di qualsiasi logica dal punto di vista dialettico.
Sinceramente non ho nemmeno capito il motivo del tuo sclero. Cioè, non ti servivo più e così hai trovato il modo più veloce per buttarmi a mare? Oppure davvero pensavi che io ti degnassi di attenzioni speciali solo perchè adesso sei "la povera piccola che ha bisogno di aiuto"? Non aiuto gli ingrati, e chi mi sputa in faccia.
Come ti ho già detto, sei grande, sana e vaccinata... Vai per la tua strada, ma se incroci la mia, vedi di non rovinarmi l'asfalto.

J.

Scritto da Jappy il 12/05/2009 alle 02:56

me e dintorni, delirante follia, aria avvelenata
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La verità...


La verità è che ho aperto questa pagina web in scheda con Mozilla e l'ho lasciata lì così, bianca e vuota, per tre ore abbondanti. L'ho deliberatamente ignorata.

La verità è che volevo scrivere qualcosa di profondo, di bello.

La verità è che forse non ne sono capace.

La verità è che dovrei dormire, ma nonostante abbia il volto tirato quanto quello di un cadavere in decomposizione, non ho sonno. Non riesco ad addormentarmi. Come se la mia mente fosse sovraccarica di pensieri e non riuscisse a chiudere la sessione di lavoro (come succede a Windows s-Vista 9 volte su 10).

La verità è che sto diventando nerd, lo capisco da come parlo. Il Poli mi fa male. Datemi un paio di mesi e mi vedrete in giro con camicia bianca infilata ordinatamente in un paio di pantaloni beige con la cintura sopra l'ombelico, cravatta blu ben annodata al collo e scarpe di cuoio da borghesuccio annoiato. Adesso che l'ho scritta mi sono accorto che la parte sul borghesuccio faceva un po' comunista. Un bel po', in effetti.

La verità è che è fantastico fare certi discorsi via messaggio. In macchina. Guidando senza meta. Ma è ancora meglio leggere a quest'ora della notte (o del mattino, se preferite) cose che probabilmente non andrebbero lette perchè, numero uno: non le capisco, e, numero due: rischiano di essere fraintese. Allegria.

La verità è che fare l'amico-spalla-su-cui-piangere può anche essere divertente. Anche se poi qualcuno mi tira ginocchiate mentre tenta di saltarti addosso (ma la mia testa è più forte di un ginocchio. Ah-ah!).

La verità è che siamo un po' tutti masochisti a questo mondo. Se dicessimo sempre le cose chiaramente come stanno, nessuno avrebbe problemi. O almeno, ne avrebbe meno della metà di quelli che ha. Io ci provo, ad essere sincero, a dire le cose come stanno, a cercare di far capire le cose, a non essere inopportuno, invadente, antipatico, romplicoglioni. Ma probabilmente faccio/sono tutte queste cose e anche qualcuna di più.

La verità è che mi sento molto, ma MOLTO allontanato. Come due anni fa. E la cosa sta cominciando a darmi sui nervi. Odio le persone che non si fanno mai i cazzi loro, che devono sempre mettere il becco negli affari altrui, con l'unico risultato che ottengono è quello di mettersi in mezzo fra i diretti interessati, come se fossero un muro umano, una sorta di barriera vivente che filtra e distorce le comunicazioni. Poi si parla tanto del fatto che la gente non sa più comunicare con il suo prossimo.

La verità è che vorrei più spazio per quello che penso sia davvero importante, ma non posso prenderlo. Per millemila (licenza poetica) motivi. Perchè semplicemente ci sono cose che non posso fare. E questa è una di quelle. E dire che ci sono sempre a tanto così. Tanto così.

La verità è che ora mi butterò sul letto a leggere un libro.

Scritto da Jappy il 07/05/2009 alle 03:24

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